I semi

I semi per il futuro (titolo di un bellissimo documentario in rete) nella nostra società ormai non si custodiscono più, in genere si comprano, siano essi biologici o no. Produrre, custodire e diffondere semenze invece è qualcosa di importantissimo per l’evoluzione del pianeta in cui viviamo. Vuol dire produrre, custodire e diffondere biodiversità; che vuol dire mantenere alta la probabilità di vita e di evoluzione nel e del pianeta stesso.

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Varietà di fagioli antichi

Ci sono tanti maestri e maestre orticoltori bravissimi nel produrre e conservare semenze da cui si può imparare come fare. Se non si ha idea di come si fa, basta acquistare un manuale che lo spiega e si possono ottenere ottimi risultati. Inoltre, ci sono molti eventi di scambio di semi in cui è molto interessante partecipare. In ogni modo, la cosa più avvincente è lasciare andare in seme alcuni dei propri ortaggi e recuperarne le semenze.

Nell’orto sinergico si può iniziare facilmente dai legumi che – finito il grosso della loro produzione – lasceremo andare e poi recupereremo i semi molto maturi e quasi secchi prima di tagliare la pianta. Da ricordare sempre che le piante da cui si acquistano i semi non devono essere f1 o f2 perché proprio in quanto ibridi non possiamo riprodurli.

I can do it”, suonava uno slogan pseudo femminista negli anni 70 con cui però ci hanno infinocchiato a diventare ingranaggi di un sistema predatore e consumista. Infatti, noi lo possiamo fare, possiamo diventare custodi di biodiversità!

Cosa succede in inverno nell’orto sinergico

Una pratica errata che spesso ho visto fare in giro – e su cui mi sento di voler dire la mia opinione – è la preparazione delle aiuole senza seminarle, fatta in tardo autunno o inizio inverno. Spesso poi, queste aiuole, vengono ricoperte con dei cartoni sostenendo che così la terra riposa e si predispone per essere seminata e trapiantata in autunno. Cerchiamo di capire perchè questa pratica era assolutamente sconsigliata da Emilia Hazelip.

Una volta realizzate le aiuole bisogna seminarle e mettere i trapianti nel minor tempo possibile. Infatti, quando la terra viene mossa per realizzare le aiuole, si mobilitano molti nutrienti nel terreno di cui le giovani pianticelle possono approfittare per prendere vigore e anche i semi per diventare delle belle piante.

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Pacciamatura e piante invernali

Se invece la terra si lascia coperta di cartoni le si toglie la possibilità di essere animata dalle radici, persino di quelle piante spontanee che salverebbero la situazione ricreando un nuovo equilibrio e quindi si perde fertilità.

Inoltre, in inverno dentro la terra c’è una vita incredibile e biodiversa che vive in simbiosi con le piante e le loro radici. Appena la temperatura sale, tutto parte per manifestarsi all’esterno tramite crescita e maturazione delle piante e dei semi. Ma ricordiamoci che la terra è viva e abitata da moltissimi microrganismi che senza le radici delle piante muoiono.

Dunque teniamo vivi i nostri orti, arriviamo in inverno con molte piante perenni o di stagione presenti e una buona pacciamatura. In inverno c’è un’ispirazione e un grande lavoro interno e invisibile. In primavera, un’espirazione in cui il lavoro invernale si manifesta in tutta la sua bellezza, colori e profumi.

 

Nuovo Corso di I Livello

Abbiamo le date per un nuovo CORSO TEORICO PRATICO DI 1° LIVELLO DI AGRICOLTURA SINERGICA

Insegnante: Anna Fanton

22-23-24
30 e 31 marzo 2019

Programma:
Introduzione teorica all’Agricoltura Sinergica
Progettazione e realizzazione di un orto sinergico
Progettazione e realizzazione dell’impianto di irrigazione a goccia
Approfondimenti su: semine, trapianti, successioni colturali, pacciamatura e tutori

Presso: Centro QuiSiRide
Via delle Colonnelle 149 Gallicano nel Lazio (RM)
Info e Prenotazioni: Roberta 3381255276

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La natura nella materia

Come può una pianta di zucchine consumare azoto e una pianta di fava non consumarne?

La fava in quanto leguminosa trasforma l’azoto atmosferico in ammonio e lo mette a disposizione di tutte le altre piante, ma paradossalmente non lo consuma. Le altre piante quindi ne prendono in base alla necessità determinata dalla loro costituzione.

Ci sono quelle che per accrescersi e svilupparsi hanno bisogno di consumare molto azoto ma che in contropartita rendono un altro servizio al suolo tenendolo fresco e coperto d’estate. Alla fine del loro ciclo vegetativo le piante diventano una gran massa organica che nutre il suolo e decomponendosi restituisce tutto l’azoto che tanto hanno gradito per accrescersi.

Infatti, se da questo punto di vista guardiamo una pianta di zucca o di zucchina, rispettando la natura e le esigenze colturali, sapremo anche cosa farne quando finirà il suo ciclo.

Ma è la natura che gioca, noi mettiamo solo i giocatori in campo e cerchiamo di capire la loro essenza: ecco cosa intendo per natura della materia. Come dice Fukuoka “l’uomo non può fare nulla è la natura che crea”.

L’uomo – e qui viene il nocciolo dell’agricoltura sinergica – può solo osservare, capire e riproporre nel suo orto e nelle sue colture ciò che la natura fa. Questo risana il suolo e apre nuove percezioni e conoscenze all’essere umano.

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Sinergia tra insetti su una pianta di fagiolo.

L’agricoltore e il contadino sinergico

In questo periodo mi reco 4 giorni la settimana in un Istituto Agrario in Ciociaria. Con i ragazzi del primo anno – 24 in tutto – stiamo realizzando un orto sinergico con siepe, spazio per un frutteto e coltivazioni a campo aperto compresa una piccola porzione di grano.

Il posto è bellissimo, ci troviamo nel cuore della Ciociaria. L’aria profuma di essenze locali. La vista spazia tra i monti. La gente è bella e autentica, la terra è argillosa, rossa pesante. I ragazzi sono fantastici, uno più bello dell’altro, vivaci e legati alle tradizioni locali. Sono rustici e proprio questo loro modo di essere è quel capitale umano su cui mi sento di investire per sperimentare l’agricoltura sinergica come naturale passaggio da tradizioni agricole locali al nuovo, all’ecosostenibilità, all’agricoltura del futuro: quella che smette di inquinare e produce cibo sano.

Questa esperienza è stata voluta a scuola per creare un punto d’incontro e d’integrazione tra tutti i ragazzi dell’Istituto, con particolare attenzione a chi ha qualche difficoltà, in quel giardino dell’Eden che può diventare un orto sinergico.

Rivoluzione verde

Ma in luoghi in cui la meccanizzazione e industrializzazione del settore agricolo non hanno fatto in modo che la rivoluzione verde attecchisse appieno, in queste zone di resistenza verde, possiamo mettere i giovani agricoltori a contatto con l’agricoltura sinergica e suscitare vero interesse?

Tenendo conto che la scuola è un Istituto agrario e l’orientamento va in altra direzione, questa è la sfida, o meglio, il gioco da giocare. Sarà interessante vedere se questi ragazzi l, finita la scuola, lasceranno spazio all’agricoltura Sinergica, pianificando la loro azienda pur avendo davanti ai loro occhi il ventaglio imprenditoriale e agricolo che la scuola avrà proposto ed offerto.

Quindi la domanda “l’agricoltura sinergica è competitiva?” a cui tutti cercano di rispondere basandosi sulla quantità di prodotto del metodo, può trovare in questo tipo di “semina” una risposta più veritiera. Perché ciò che veramente produce l’agricoltura sinergica sono degli esseri umani capaci di essere realmente tali, migliorando l’ambiente come fanno le piante selvatiche e sinergiche che svolgono indubbiamente la loro missione di pianta: migliorare il suolo in cui vivono.

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Marcazioni con spago del futuro orto a spirale

 

Il compostaggio in Agricoltura Sinergica

Parliamo ora di compost e precisamente del metodo di:

Compostaggio Aerobico senza rivoltamento

Il compost o terriccio che dir si voglia in Agricoltura Sinergica non viene utilizzato per fertilizzare ma comunque se ne raccomanda la produzione. Come sempre in Agricoltura Sinergica “1+1=3”, ovvero il risultato della somma dei singoli elementi che si utilizzano è superiore alla somma degli stessi. Infatti, con una stazione di compostaggio otteniamo le seguenti cose:

  1. Ci prendiamo carico di smaltire parte dei nostri rifiuti umidi (solo vegetali crudi, gusci di uova, di noci e semi oleaginosi, fondi di tè, caffè e tisane).

  2. Immettiamo in orto a livello energetico un processo di trasformazione e digestione della materia organica capace di produrre cariche batteriche e di microrganismi simile a ciò che avviene in natura per la produzione di humus.

  3. Ci produciamo il terriccio per il nostro semenzaio.

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Bisogna sempre fare attenzione a mettere tanto secco quanto umido

Come lo produciamo

Innanzitutto, per quanto riguarda i nostri orti e le nostre colture sinergiche, anche se tutti i residui organici servono come pacciamatura ci saranno sempre dei momenti in cui ne abbiamo troppi. Si pensi a momenti in cui togliamo piante come i pomodori, le zucche, le zucchine, melanzane, peperoni, fagioli rampicanti, ecc. Ben tagliuzzati questi residui possono diventare una preziosa pacciamatura o, nel nostro caso, un ottimo compost.

Come realizziamo la nostra compostiera aerobica

Per fare una compostiera aerobica si possono utilizzare 4 pedane – i cosiddetti pallet – legate insieme in modo da ottenere un cubo di 1 metro. Proprio al centro di tale volume, se abbiamo riempito in maniera corretta essendo accorti a tagliuzzare e mettere tanto secco quanto umido, si formerà’ una massa critica di batteri e microrganismi capace di trasformare la materia organica in compost attraverso una fermentazione.

Non dimentichiamo di posizionare la nostra stazione di compostaggio sotto un albero per avere un pò d’ombra in estate e metterci un coperchio per ripararla in caso di eccessive e perduranti piogge. Da quando non scenderà più il volume all’interno del cubo, in circa 6-9 mesi avverrà la trasformazione. Un termometro da terra ci aiuterà a vedere che aumenta la temperatura. Ma più naturalmente anche un gatto che va a schiacciare bei pisolini pomeridiani indicherà che la fermentazione è avviata. Il gatto inoltre controlla anche se qualche topolino attirato dal calore E NON DAL CIBO volesse farsi la casa nel nostro compost.