Nuovo Corso di I Livello

Abbiamo le date per un nuovo CORSO TEORICO PRATICO DI 1° LIVELLO DI AGRICOLTURA SINERGICA

Insegnante: Anna Fanton

22-23-24
30 e 31 marzo 2019

Programma:
Introduzione teorica all’Agricoltura Sinergica
Progettazione e realizzazione di un orto sinergico
Progettazione e realizzazione dell’impianto di irrigazione a goccia
Approfondimenti su: semine, trapianti, successioni colturali, pacciamatura e tutori

Presso: Centro QuiSiRide
Via delle Colonnelle 149 Gallicano nel Lazio (RM)
Info e Prenotazioni: Roberta 3381255276

brochure corso orto sinergico mio-1

La natura nella materia

Come può una pianta di fava consumare azoto e una pianta di zucchine non consumarne?

La fava in quanto leguminosa trasforma l’azoto atmosferico in ammonio e lo mette a disposizione di tutte le altre piante, ma paradossalmente non lo consuma. Le altre piante quindi ne prendono in base alla necessità determinata dalla loro costituzione.

Ci sono quelle che per accrescersi e svilupparsi hanno bisogno di consumare molto azoto ma che in contropartita rendono un altro servizio al suolo tenendolo fresco e coperto d’estate. Alla fine del loro ciclo vegetativo le piante diventano una gran massa organica che nutre il suolo e decomponendosi restituisce tutto l’azoto che tanto hanno gradito per accrescersi.

Infatti, se da questo punto di vista guardiamo una pianta di zucca o di zucchina, rispettando la natura e le esigenze colturali, sapremo anche cosa farne quando finirà il suo ciclo.

Ma è la natura che gioca, noi mettiamo solo i giocatori in campo e cerchiamo di capire la loro essenza: ecco cosa intendo per natura della materia. Come dice Fukuoka “l’uomo non può fare nulla è la natura che crea”.

L’uomo – e qui viene il nocciolo dell’agricoltura sinergica – può solo osservare, capire e riproporre nel suo orto e nelle sue colture ciò che la natura fa. Questo risana il suolo e apre nuove percezioni e conoscenze all’essere umano.

Fagiolino
Sinergia tra insetti su una pianta di fagiolo.

L’agricoltore e il contadino sinergico

In questo periodo mi reco 4 giorni la settimana in un Istituto Agrario in Ciociaria. Con i ragazzi del primo anno – 24 in tutto – stiamo realizzando un orto sinergico con siepe, spazio per un frutteto e coltivazioni a campo aperto compresa una piccola porzione di grano.

Il posto è bellissimo, ci troviamo nel cuore della Ciociaria. L’aria profuma di essenze locali. La vista spazia tra i monti. La gente è bella e autentica, la terra è argillosa, rossa pesante. I ragazzi sono fantastici, uno più bello dell’altro, vivaci e legati alle tradizioni locali. Sono rustici e proprio questo loro modo di essere è quel capitale umano su cui mi sento di investire per sperimentare l’agricoltura sinergica come naturale passaggio da tradizioni agricole locali al nuovo, all’ecosostenibilità, all’agricoltura del futuro: quella che smette di inquinare e produce cibo sano.

Questa esperienza è stata voluta a scuola per creare un punto d’incontro e d’integrazione tra tutti i ragazzi dell’Istituto, con particolare attenzione a chi ha qualche difficoltà, in quel giardino dell’Eden che può diventare un orto sinergico.

Rivoluzione verde

Ma in luoghi in cui la meccanizzazione e industrializzazione del settore agricolo non hanno fatto in modo che la rivoluzione verde attecchisse appieno, in queste zone di resistenza verde, possiamo mettere i giovani agricoltori a contatto con l’agricoltura sinergica e suscitare vero interesse?

Tenendo conto che la scuola è un Istituto agrario e l’orientamento va in altra direzione, questa è la sfida, o meglio, il gioco da giocare. Sarà interessante vedere se questi ragazzi l, finita la scuola, lasceranno spazio all’agricoltura Sinergica, pianificando la loro azienda pur avendo davanti ai loro occhi il ventaglio imprenditoriale e agricolo che la scuola avrà proposto ed offerto.

Quindi la domanda “l’agricoltura sinergica è competitiva?” a cui tutti cercano di rispondere basandosi sulla quantità di prodotto del metodo, può trovare in questo tipo di “semina” una risposta più veritiera. Perché ciò che veramente produce l’agricoltura sinergica sono degli esseri umani capaci di essere realmente tali, migliorando l’ambiente come fanno le piante selvatiche e sinergiche che svolgono indubbiamente la loro missione di pianta: migliorare il suolo in cui vivono.

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Marcazioni con spago del futuro orto a spirale

 

Il compostaggio in Agricoltura Sinergica

Parliamo ora di compost e precisamente del metodo di:

Compostaggio Aerobico senza rivoltamento

Il compost o terriccio che dir si voglia in Agricoltura Sinergica non viene utilizzato per fertilizzare ma comunque se ne raccomanda la produzione. Come sempre in Agricoltura Sinergica “1+1=3”, ovvero il risultato della somma dei singoli elementi che si utilizzano è superiore alla somma degli stessi. Infatti, con una stazione di compostaggio otteniamo le seguenti cose:

  1. Ci prendiamo carico di smaltire parte dei nostri rifiuti umidi (solo vegetali crudi, gusci di uova, di noci e semi oleaginosi, fondi di tè, caffè e tisane).

  2. Immettiamo in orto a livello energetico un processo di trasformazione e digestione della materia organica capace di produrre cariche batteriche e di microrganismi simile a ciò che avviene in natura per la produzione di humus.

  3. Ci produciamo il terriccio per il nostro semenzaio.

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Bisogna sempre fare attenzione a mettere tanto secco quanto umido

Come lo produciamo

Innanzitutto, per quanto riguarda i nostri orti e le nostre colture sinergiche, anche se tutti i residui organici servono come pacciamatura ci saranno sempre dei momenti in cui ne abbiamo troppi. Si pensi a momenti in cui togliamo piante come i pomodori, le zucche, le zucchine, melanzane, peperoni, fagioli rampicanti, ecc. Ben tagliuzzati questi residui possono diventare una preziosa pacciamatura o, nel nostro caso, un ottimo compost.

Come realizziamo la nostra compostiera aerobica

Per fare una compostiera aerobica si possono utilizzare 4 pedane – i cosiddetti pallet – legate insieme in modo da ottenere un cubo di 1 metro. Proprio al centro di tale volume, se abbiamo riempito in maniera corretta essendo accorti a tagliuzzare e mettere tanto secco quanto umido, si formerà’ una massa critica di batteri e microrganismi capace di trasformare la materia organica in compost attraverso una fermentazione.

Non dimentichiamo di posizionare la nostra stazione di compostaggio sotto un albero per avere un pò d’ombra in estate e metterci un coperchio per ripararla in caso di eccessive e perduranti piogge. Da quando non scenderà più il volume all’interno del cubo, in circa 6-9 mesi avverrà la trasformazione. Un termometro da terra ci aiuterà a vedere che aumenta la temperatura. Ma più naturalmente anche un gatto che va a schiacciare bei pisolini pomeridiani indicherà che la fermentazione è avviata. Il gatto inoltre controlla anche se qualche topolino attirato dal calore E NON DAL CIBO volesse farsi la casa nel nostro compost.

L’uso di macerati in agricoltura sinergica

All’inizio chi si dedica all’agricoltura sinergica spesso è molto interessato all’utilizzo dei macerati. Però chiariamo subito che non si può rispondere con l’utilizzo dei macerati alla domanda: “cosa faccio contro questo o contro quel problema?”.

Intanto, in agricoltura sinergica bisogna cercare di capire il vero motivo di qualsiasi problema che si presenta. Sia se si parla di malattia fungine sia se si parla di infestazioni di parassiti.

Nonostante ciò ci tengo a dire che se si impianta un orto sinergico o colture a campo aperto seguendo le indicazioni di Emilia Hazelip difficilmente capitano grosse complicazioni. È necessario cercare di dare una risposta al disequilibrio che provoca il problema anziché lottare contro il problema stesso in modo ostinato.

Macerati da utilizzare

1. Ortica ed equiseto (o solo ortica) per aiutarci nelle malattie fungine tipo l’oidio, la peronospera.

2. Artemisia vulgaris per evitare il contagio di parassiti.

3. Rametti verdi di pomodoro per controllare la cavolaia.

Modo di preparazione

Questi macerati si fanno a freddo e vengono lasciati 48 ore a macerare. Si utilliza 1 parte di pianta fresca per 10 parti d’acqua. Finite le 48 ore, si filtrano e si spruzzano la mattina e la sera sulle piante, sia quelle compromesse che le altre.

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Fiore di zucchina nell’Orto Sinergico: difficilmente capitano grossi problemi per chi segue il metodo di Emilia Hazelip

La fertilità del suolo

Molti ammirano le tecniche dell’Agricoltura Sinergica e una in particolare attira molta attenzione: l’autofertilità del suolo. Come precedentemente abbiamo spiegato qui nel blog, i principi fondamentali del metodo di Emilia Hazelip sono semplici e sono quattro.

1. Nessuna lavorazione del suolo, realizziamo aiuole rialzate di sola terra recuperata dalla parte che diventerà passaggio, si usano i primo 30cm.
2. Nessun compattamento del suolo, infatti da quando si realizza l’orto si passerà nei passaggi e si coltiverà sempre sulle aiuole facendo attenzione a non calpestarle.
3. Nessun utilizzo di fertilizzanti neppure naturali.
4. Infine, la copertura organica del suolo preferibilmente con paglia di cereali bio o mista con foglie e parti aeree delle piante che non si usano.

Questo è il segreto per “lasciare fare alla terra” e promuovere l’autofertilità del suolo. Dunque, per conoscere la vita microbica del terreno si può procede ad un esperimento davvero semplice e pratico. Si prende un campione di terra e vi si applica sopra dell’acqua ossigenata. Se l’innesco della reazione chimica inizia a produrre tanta schiuma questo è un segno di intensa attività microbica quindi abbiamo un terreno pronto per essere coltivato.

Se non è il caso, il metodo Hazelip prevede interventi naturali per ripristinare terreni fragili o sfruttati lungo gli anni. Però, prima di qualsiasi consiglio è necessario valutare individualmente ogni realtà per comprendere le esigenze di un suolo in cui la fertilità si è estinta.

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Autofertilità del suolo nell’Orto Sinergico di Alice, a Maccarese (RM)